Intervista ad Alessandro Peron, nuovo Segretario generale FIAP

Alessandro Peron è il nuovo Segretario generale della FIAP. Manager e imprenditore, nella sua visione le aziende dell’autotrasporto devono strutturarsi per contare di più sul mercato e dove si assumono le decisioni che riguardano il settore

Alessandro Peron FIAP

La FIAP (Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali), storica associazione di categoria del mondo dell’autotrasporto, fondata nel 1949, ha nominato pochi mesi fa Alessandro Peron già Direttore dell’associazione, nuovo Segretario generale al posto di Silvio Faggi, per oltre 30 anni alla guida della segreteria generale che, come ha ricordato il Presidente Massimo Bagnoli, al momento del passaggio di testimone “ha vissuto e partecipato di persona ai momenti ed agli eventi chiave della storia dell’autotrasporto italiano. Peron a suo modo costituisce un outsider: se Faggi è stato tutto pane e associazionismo, Peron ha nel suo curriculum esperienze da manager e da imprenditore nel mondo dei servizi”.

Peron, di cosa si occupava prima di approdare alla FIAP?
“Sono nato nel mondo delle telecomunicazioni, dell’ITC e dei servizi. Seguivo le startup dalla nascita, curandone tutti gli aspetti dell’organizzazione aziendale, dalla strategia commerciale e di marketing, alla comunicazione. Sono poi diventato direttore commerciale di un grande gruppo del settore, quotato in borsa, dove sono rimasto tre anni e che ha costituito un passaggio molto importante nella mia formazione manageriale, passando dalla dimensione della Pmi alla grande azienda. Gestivamo servizi in outsourcing in ambito ICT e logistico e per una clientela privata e pubblica. Nel contempo, avevo dato vita a una piccola azienda informatica e nel 2006, terminata l’esperienza manageriale, sono diventato imprenditore concentrandomi sulla mia azienda, sviluppando applicazioni nel mondo della mobilità delle merci, della telematica e della tracciabilità dei mezzi, con l’obiettivo ultimo di creare sistemi di controllo di gestione, quindi non il semplice tracking ma l’analisi di redditività del mezzo. Il trasporto fin da
subito è stato un mondo molto ricettivo e quindi è stato per me naturale avvicinarmi all’autotrasporto”.

Così è arrivato alla FIAP…
“Precisamente. Per arrivare alle imprese di trasporto utilizzavo i miei contatti nel mondo delle associazioni di categoria che costituivano il viatico ideale per essere ascoltato dagli imprenditori dell’autotrasporto. Avevo ottimi rapporti con la FIAP e con Silvio Faggi. Era il 2013 e l’associazione stava attraversando un momento delicato, caratterizzato da una forte autonomia delle sedi locali che allontanava gli operatori dal centro. Era anche il momento in cui gli autotrasportatori iniziavano a chiedere sempre più servizi che la FIAP non riusciva a soddisfare. Un giorno durante una riunione, mi sono proposto per costituire, gratuitamente, la FIAP Service. Vedevo, infatti, l’opportunità di sviluppare nuovi servizi a valore aggiunto per le imprese dell’Autotrasporto. Abbiamo
così iniziato la nostra collaborazione a febbraio e un mese dopo eravamo in fiera al Transpotec, con uno stand di 12 m2 a presentare un nuovo modello associativo che partiva dalla necessità di fornire alle aziende di autotrasporto servizi innovativi e di consulenza. Il messaggio è passato e oggi la FIAP Service aiuta gli autotrasportatori a fare meglio il loro lavoro”.

In cosa consiste la consulenza?
“Nell’ascolto degli imprenditori e nella risoluzione dei loro problemi. Le aziende oggi sono così concentrate sul loro business che non hanno il tempo di seguire altro, l’associazione non ti fornisce una soluzione, ma ti risolve il problema, sostituendosi a te, facendosene completamente carico, mentre tu ti concentri sul tuo business. Per fare ciò abbiamo cambiato l’organizzazione, appiattendo la struttura, facilitando i rapporti con la
sede nazionale, trasformando le sedi locali in punti di riferimento, agevolando il rapporto diretto con la sede centrale, anche attraverso un numero verde a cui risponde il nostro staff. La conversazione è tracciata, si individua il consulente che può dare la risposta
e non si chiude il dossier fino alla soluzione del problema. Il nostro associato è il nostro datore di lavoro, quindi quando un’azienda chiama il sistema si attiva subito per risolvere il problema. Capita, ad esempio, di ricevere una mail con un quesito a cui rispondiamo
con un approfondimento che richiede un’azione da parte del nostro associato, maggiori chiarimenti o altri dati. Se l’associato non risponde ma noi sappiamo che è un problema importante di cui magari non ha colto a pieno la portata, chiamiamo per comprendere se è tutto chiaro, proprio perché il nostro obiettivo non è mandare la mail di risposta ma risolvere il problema”.

È partito da un rapporto professionale per approdare a un ruolo di rappresentanza della categoria
“Esattamente. Posso dire che l’innamoramento per la FIAP è stato automatico. Mi sono subito piaciute le persone, Faggi e Bagnoli in primis, le aziende, ma soprattutto la libertà da condizionamenti che si respira nell’associazione. Per me la libertà di opinione è un grande valore che ho sempre cercato di salvaguardare anche perdendoci economicamente. Io ho scelto di lavorare in FIAP perché pur essendo all’interno di un sistema confederale, siamo collegati a Confcommercio e facciamo parte di Conftrasporto, il rapporto è tale che ci permette di esprimere sempre il nostro pensiero anche quando non è allineato. Inoltre, tutti i nostri associati sono uguali, nel senso che non c’è nessuno che, per dimensioni o altro, eserciti influenza sugli altri. La FIAP 2.0 che abbiamo varato nel 2013 è un’associazione che rappresenta le Pmi e offre consulenza ad aziende con parchi che vanno dai 10 ai 400 mezzi”.

A proposito di numeri, l’Albo dell’autotrasporto ne ha reso recentemente nota la fotografia. Secondo lei, in che direzione deve andare l’autotrasporto italiano?
“Lo scenario degli ultimi anni ci dice che sono diminuite le aziende che hanno meno di 5 veicoli, mentre sono aumentati gli operatori che ne hanno più di 20, l’indicazione che se ne deve trarre è che il mercato sta chiedendo aziende strutturate e organizzate che non offrano soltanto l’autotrasporto, ma una serie di altri servizi, tra cui la logistica. Le nostre imprese devono competere con un mercato europeo in cui la figura del padroncino sopravvive in misura molto molto inferiore rispetto a quello che succede in Italia. Imprese più strutturate gestiscono meglio i costi e di conseguenza possono essere più competitive sul mercato, inoltre e non per ultimo hanno una maggiore capacità contrattuale con il committente. L’autotrasporto è l’ultimo anello della catena, per cui quando il vettore prende il trasporto ha già subito tutta una serie di scarichi di costi, se poi affida il trasporto al padroncino ecco che questo operatore diventa l’ultimissimo anello della catena che oggi viaggia a tariffe assolutamente non gestibili da un’azienda strutturata. I costi di riferimento mostrano che un autoarticolato ha un costo, escluso oneri indiretti e margine, pari a minimo 1,39 euro/km.
La realtà dice che l’azienda strutturata riesce a viaggiare a fatica intorno a 1,30 euro/km e il padroncino a 1,10 euro/km… Tutto va quindi nella direzione di aziende organizzate e articolate che non possono più essere mono settore perché devono diversificare il rischio. Questo non vuol dire che i padroncini spariranno completamente, perché sono funzionali al sistema garantendo flessibilità, ma diminuiranno ulteriormente e si troveranno di fronte a un bivio: trovare modelli aggregativi, siano essi cooperative, consorzi o reti di impresa, o stare sotto le ali protettrici di quelle più grandi che sopperiranno alla mancanza di struttura dei padroncini arginando il dumping economico”.

Come si potrà fare aggregazione?
“In pratica esiste già. I padroncini sono artigiani che non hanno fatto il passaggio a imprenditore, mentre altri l’hanno fatto. Non si tratta di essere più o meno bravi, ma di avere caratteristiche differenti. L’artigiano rimane indipendente e lavora con le proprie maestranze, l’imprenditore esternalizza il lavoro. L’aggregazione va fatta comprendendo che da soli non si va da nessuna parte mentre insieme si è più forti, poi la formula è l’ultimo dei problemi. Rivoltando l’ottica, il padroncino aggregandosi e avendo come riferimento un imprenditore può sfruttare le capacità manageriale dell’impresa, avere maggiori occasioni di lavoro e di guadagno. Il padroncino è flessibile, gestisce in prima persona il suo lavoro, è più attento ai costi, mentre l’imprenditore ha esperienza di gestione di attività complesse, capacità contrattuale e dà maggiore garanzia di affidabilità al committente. Mettere insieme questi due operatori può dare una grande mano al settore, tenendo sempre presente che l’avversario è la concorrenza e oggi il trend ci mostra che il cliente vuole sempre di più imprenditori che gli gestiscano la logistica e il trasporto, quindi anche l’intermodalità quando necessaria, quando cioè conviene fare il lungo raggio con il treno o con la nave e l’ultimo miglio con il camion. Il padroncino, artigiano, non ha la visione e neppure il tempo. Aggregarsi vuol dire fare un salto culturale”.

Sta pensando all’ennesima Academy…
“Il settore è cresciuto velocemente, gli imprenditori di oggi spesso sono passati in pochi anni da un paio di camion a duecento o trecento, cioè da artigiano a imprenditore. C’è un grande bisogno di formazione e di managerialità per fare il salto culturale. Mancano le
competenze trasversali, quali la leadership, la gestione delle risorse umane, la comunicazione. La formazione anche dall’imprenditore viene vista soltanto come l’occasione per fare il corso sull’utilizzo del cronotachigrafo.
Non serve, quindi, una nuova Academy, ma è importante il ruolo delle associazioni di categoria. Devono aiutare gli imprenditori a fermarsi e a riflettere. Il livello manageriale necessario alle aziende di trasporto che oggi non c’è dovrà esserci domani, per non uscire dal mercato”.

E poi c’è l’annoso tema della carenza di autisti…
“Infatti, come FIAP in collaborazione con la Regione Veneto abbiamo fatto partire un corso per accompagnare i giovani a fare questo mestiere perché le nostre aziende stanno crescendo e vogliono assumere, ma ci deve essere anche l’impegno della politica nella soluzione del problema, perché il mestiere dell’autista è bello ma non ne possiamo nascondere le difficoltà”.

Come Segretario quali obiettivi si pone?
“Sono molto orgoglioso e onorato di questo ruolo che ho accettato perché voglio ottenere risultati. Se non dovessi raggiungerli, sarò il primo a farmi da parte e a lasciare spazio ad
altri. Sono stato manager e imprenditore e quindi quando parlo conosco i problemi perché li ho vissuti sulla mia pelle. Quello che chiedono gli autotrasportatori sono regole uguali per tutti. La necessità di sapere quali sono le regole del gioco per chi fa impresa in questo settore, dopo di che si investe e si compete e vinca il migliore. Autotrasporto e logistica sono il settore per eccellenza, a volte scontato ma che in realtà collega
tutto e tutti. Un comparto strategico che genera, tra diretto e indotto, un Pil aggregato
enorme. Un settore protagonista che deve esserlo anche nelle scelte e nelle decisioni, attraverso una lobby più presente e corposa. Non possiamo sempre essere dipendenti dalle Confederazioni o da una interlocuzione con il Ministro. Noi dobbiamo essere partecipi anche all’interno degli organi politici e decisionali di quello che sarà il nostro
futuro. I numeri ci dicono che oggi abbiamo sempre più imprese e meno padroncini, bene allora dobbiamo essere capaci a comportarci da associazione di imprenditori e non da sindacati. Questo significa una maggiore presenza nella vita politica, chiedendo regole certe e rispettate”.

Peron che fa? Sta pensando di candidarsi?
“No di certo, ho appena iniziato a fare il Segretario e voglio riuscire in questo compito, ma i nostri imprenditori fanno parte di un settore strategico e così come altri settori devono entrare nell’ordine di idee di partecipare ai tavoli dove si prendono le decisioni e si fissano le regole. Dobbiamo riportare al centro della discussione l’etica e non lo dico soltanto per questo settore, ma per tutto il sistema paese, perché questa è l’eredità che lasceremo ai nostri figli. Mi auguro che con il Next Generation si pensi veramente al futuro delle nuove generazioni anche attraverso il tema della logistica e del trasporto. Occorre quindi fare lobby ad ampio spettro. In quest’ottica vedrei positivamente un maggiore impegno anche politico di qualche nostro imprenditore che volesse farlo”.

CHI E’ ALESSANDRO PERON

Alessandro Peron è Segretario generale della Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali, membro del Comitato Centrale per l’Albo Nazionale degli Autotrasportatori ed esperto di normativa, innovazione e gestione d’impresa nel settore dei trasporti e della logistica. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di responsabilità in aziende di grandi dimensioni dell’ICT, occupandosi di start-up e gestione d’impresa, sistemi informativi automatici e system integration applicata a progetti di innovazione tecnologica. È membro del Consiglio Direttivo dell’OTCR Observatory Transport Compliance Rating che dato vita al primo modello di valutazione internazionale, equo e trasparente, espressamente dedicato al settore del trasporto e della logistica. Sposato, è padre di Sara, Annalisa e Alex. Amante della vita all’aria aperta, pratica la vela, il trekking e lo sci.